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Dice Gamora: «Io sono una guerriera e un assassina: non ballo».
Replica il saggio Star-Lord: «Davvero? Be', sul mio pianeta esiste una leggenda sulle persone come te.
Si chiama "Footloose"; parla di un grande eroe di nome Kevin Bacon, che insegna a una città piena di persone con un manico di scopa infilato nel culo che ballare... è la cosa più bella che ci sia!»
Replica il saggio Star-Lord: «Davvero? Be', sul mio pianeta esiste una leggenda sulle persone come te.
Si chiama "Footloose"; parla di un grande eroe di nome Kevin Bacon, che insegna a una città piena di persone con un manico di scopa infilato nel culo che ballare... è la cosa più bella che ci sia!»
Chris Pratt as Star-Lord in Guardiani della galassia by James Gunn - 2014.
«Per uno che non doveva far parte di questo mondo, devo confessare
che all'improvviso mi costa lasciarlo. Però dicono che ogni atomo del
nostro corpo una volta apparteneva a una stella.
Forse non sto partendo... forse sto tornando a casa».
Forse non sto partendo... forse sto tornando a casa».
Ethan Hawke as Vincent Freeman in Gattaca by Andrew Niccol - 1997.
«For someone who was never meant for this world, I must confess I'm suddenly having a hard time leaving it. Of course, they say every atom in our bodies was once part of a star. Maybe I'm not leaving... maybe I'm going home».
«Per i personaggi ho una mia regola. Quando nascono me ne innamoro sempre, ma il loro ruolo nel film viene determinato da quanto riescono a resistere fino alla fine della storia. La stesura della sceneggiatura è come un test per metterli alla prova e farli combattere tra di loro. Se riescono a sopravvivere, meritano di essere i protagonisti. È l’unico modo che conosco per testarli nella mia infinita battaglia tra realtà e fantasia».
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| Terry Gilliam |
Chi non vuole perdersi questo "scontro" potrà inoltre vedere The Zero Theorem finalmente sul grande schermo, a partire dal 7 luglio. Data in cui il film che partecipò al Festival di Venezia 2013 arriva al cinema grazie a Minerva Pictures. Certo non è il periodo più opportuno per fare uscire questo tipo di fantascienza, ma meglio tardi che mai.
Qui c'è la mia recensione pubblicata su Positif Cinema; mentre a questo link il trailer italiano.
Qui c'è la mia recensione pubblicata su Positif Cinema; mentre a questo link il trailer italiano.
«Io ho due cose nella vita: mia moglie e il lavoro, o meglio, la famiglia e l’amante».
Nicolas Winding Refn
Da una commedia dove non resta altro che dire: bravi tutti. Delicata e preziosa come certe sensazioni... "introvabili".
«Ecco che cosa amo della musica: una delle scene più banali in un istante viene investita di tanto significato. Tutte quelle banalità , d’un tratto si trasformano in perle. Una collana di perle preziose, grazie alla musica. Devo dire che più divento vecchio e più queste perle diventano rare, introvabili».
Dan/Mark Ruffalo.
Da Tutto può cambiare (Begin Again) di John Carney, 2013.
Incetta di Nomination più l’Oscar per il miglior montaggio a Kirk Baxter e ad Angus Wall, Millennium – Uomini che odiano le donne è tratto dall’omonimo romanzo di Stieg Larsson, più precisamente dal primo capitolo della trilogia. Nel 2009 il regista svedese Niels Arden Oplev creò l’adattamento cinematografico e due anni più tardi David Fincher ci regalò questo remake. La storia nasce dal medesimo libro, ma il regista di Seven lavora con le sue lenti, rendendo la vicenda perfino più sinistra. È lo straordinario caso in cui un film non spoglia la pagina scritta, ma anzi la avvolge, la interpreta e ne acuisce la profondità . Livello sul quale la trasposizione muta in trasduzione, dove il verbo del testo letterario si coniuga col ritratto claustrofobico della vita, con l’ombrosa potenza psicologica di un maestro. Fincher non dimentica mai che il centro del cinema è l’uomo, ancora di più, l’essere umani dentro individualità malsane e segrete. Sempre pronto a sezionare la mente nelle proprie crepe patologiche, nei bisogni diabolici e nelle più subdole inquietudini. È un frequentatore di incubi che non si stanca mai di sondare l’inconscio e le relazioni con esso, abile com’è a visitare le anticamere del cervello con soluzioni visive conturbanti, dai titoli di testa fino all’inquadratura finale. Questo suo Millennium usa un omicidio per indagare (parafrasando le parole del regista) "sulla società che si forma tra i due personaggi, sugli uomini e sulle donne, osservando come lavorino insieme", e ci riesce.
Con Daniel Craig, Rooney Mara, Stellan Skarsgård.
Con Daniel Craig, Rooney Mara, Stellan Skarsgård.
Perché non ci fidiamo del nostro istinto? Si sente quando qualcosa non va, ad esempio qualcuno che ti cammina troppo vicino… tu sapevi che non andava qualcosa, ma sei tornato in questa casa. Ti ho obbligato? Trascinato? No, non ho fatto altro che offrirti un caffè. È assurdo pensare che la paura di offendere sia più forte della paura di soffrire... ma è così.Martin Vanger/Stellan SkarsgÃ¥rd
in Millennium - Uomini che odiano le donne
Crusoe, Monuriki, FedEx: tre nomi per capire di che si tratta, se poi non fosse ancora chiaro basta cercare in memoria Tom Hanks sperduto su un’isola inabitata dell’Oceano Pacifico insieme a un pallone di nome Wilson. Il resto è sopravvivenza diretta da Robert Zemeckis per 1500 giorni di equilibrio vita-morte e ogni genere di emozione che si possa provare.
Se si pensa alla semplicità della storia Cast Away non coinvolge sempre positivamente, ma poggia sulle spalle di un enorme Protagonista e lontano da epiloghi fastidiosi. Poi si aggiungono quelle “scuse” urlate con l’ultimo fiato a un amico di viaggio dipinto col sangue, e non manca l’evidenza scheletrica di un corpo che muta giorno dopo giorno insieme a una devastante presa di coscienza. C’è la fotografia di qualcuno che ci ricorda chi siamo, ma anche l’amore di un “torno presto” polverizzato insieme a un tentativo di suicidio. Chuck Noland è un po’ quello che vorremmo essere, con la certezza che non possa capitarci nulla di simile, o almeno vogliamo crederlo... a proposito, la scena del disastro aereo è fenomenale.
Se si pensa alla semplicità della storia Cast Away non coinvolge sempre positivamente, ma poggia sulle spalle di un enorme Protagonista e lontano da epiloghi fastidiosi. Poi si aggiungono quelle “scuse” urlate con l’ultimo fiato a un amico di viaggio dipinto col sangue, e non manca l’evidenza scheletrica di un corpo che muta giorno dopo giorno insieme a una devastante presa di coscienza. C’è la fotografia di qualcuno che ci ricorda chi siamo, ma anche l’amore di un “torno presto” polverizzato insieme a un tentativo di suicidio. Chuck Noland è un po’ quello che vorremmo essere, con la certezza che non possa capitarci nulla di simile, o almeno vogliamo crederlo... a proposito, la scena del disastro aereo è fenomenale.
Nonostante sia fatto d'Hollywood questo film persegue la rotta della speranza più realistica e sostanziale. Dalla prima angoscia fino all’ultimo saluto, dal primo passo fino all'ultimo bivio. Teniamo stretti i ricordi (e le scatole) perché un giorno ci salveranno la vita.
Cast Away è in onda stasera alle 21:15 su Rete 4.
Tutti e due abbiamo fatto i nostri conti. Kelly ha tirato le somme, sapeva che mi doveva scordare, io ho tirato le somme, sapevo di... averla persa. Non avrei mai potuto lasciare quell'isola, sarei morto lì, tutto solo. Mi sarei ammalato o magari ferito o che so io. L'unica scelta che avevo, l'unica cosa che potevo controllare, era come e quando e dove sarebbe avvenuto. Così, ho fatto una corda e sono andato sulla cima per impiccarmi. Ma dovevo provarla, sai... certo... mi conosci... e il peso del tronco ha spezzato il ramo dell'albero, perciò non potevo neanche uccidermi nel modo in cui volevo, non avevo potere su niente. Allora lì una sensazione mi ha avvolto come una coperta calda, sapevo che in qualche modo dovevo restare vivo, in qualche modo dovevo continuare a respirare, anche se non c'era più motivo di speranza e la logica mi diceva che non avrei più rivisto questo posto. Così è quello che ho fatto: sono restato vivo, ho continuato a respirare. Poi un giorno la logica si è dimostrata sbagliata perché è arrivata la marea, mi ha dato una vela e ora eccomi qui. Sono tornato a Memphis e parlo con te, c'è del ghiaccio nel mio bicchiere... e l'ho persa ancora una volta. Mi rattrista non avere Kelly, ma sono grato che lei fosse con me su quell'isola. E adesso so cosa devo fare: devo continuare a respirare perché domani il sole sorgerà e chissà la marea cosa può portare.
- Chuck Noland / Tom Hanks -
A proposito di unioni, di giudizi, di pregiudizi, di leggi, di razze, di colori, di umanità … ecco una lezione cinematografica di raro pregio. Era il 1967 e Stanley Kramer interrogava l’America (e non solo essa) sull’amore, sul senso di felicità , sulle scelte, sulla libertà , ma soprattutto sui limiti che gli uomini impongono agli altri uomini, sulla tolleranza e, gioco forza, sul suo opposto. Un film che è diventato cult, anche se su questo blog si preferisce definirlo cinema, quello con la “C” maiuscola.
Tratto da Indovina chi viene a cena, con Spencer Tracy, Katharine Hepburn e Sidney Poitier ecco il monologo di un padre alla sua famiglia, al senso di civiltà … ai posteri.
Tratto da Indovina chi viene a cena, con Spencer Tracy, Katharine Hepburn e Sidney Poitier ecco il monologo di un padre alla sua famiglia, al senso di civiltà … ai posteri.
«Quanto a voi due e ai problemi che dovrete affrontare, a me sembrano quasi inimmaginabili, ma tra questi io non ci sono. E sono anche convinto che quando Cristina, io e sua madre avremo il tempo di parlargli, neanche suo padre sarà più un problema.
Voi però lo sapete, e io so che lo sapete… che cosa sfidate. Ci saranno cento milioni di persone qui negli Stati Uniti che si sentiranno disgustate, offese e provocate dal vostro atto… e queste persone ve le troverete sempre contro, senza un giorno di sosta, per tutta la vita. Potrete cercare di ignorarne l’esistenza, o potrete sentirne pietà per i loro pregiudizi, per la loro bigotteria, per il loro odio cieco o le stupide paure, ma quando sarà necessario dovrete saper stare stretti l’uno all’altra e fare pernacchie a questa gente. Chiunque potrebbe obiettare e non a vanvera a questo vostro matrimonio, gli argomenti sono tanti e non c’è bisogno di cercarli, ma voi siete due esseri perfetti, che vi siete innamorati e che purtroppo avete una diversa pigmentazione.
E adesso io credo che qualunque obiezione possa fare un bastardo contro la vostra intenzione di sposarvi, solo una cosa ci sarebbe di peggio… e cioè che voi due… sapendo quello che fate, sapendo ciò che vi aspetta e sapendo quello che sentite… non vi sposaste».
E mentre Tom Hardy mastica un pezzo di carne, mangiandosi anche la scena, interpreta il cattivo di The Revenant Fitzgerald. Colui che dopo aver raccontato un tristissimo aneddoto paterno stringe la pupilla sull’interlocutore per fissare bene quanto detto. Non si cura di coscienze né di patimenti, spietato come il mondo che lo circonda, bastardo come suo padre, specchio e prodotto del tempo in cui sopravvive. Interpretazione encomiabile di un attore che più recita più migliora.
Tom Hardy - John Fitzgerald«Mio padre non era un uomo religioso, sai. Se non crescevi, o uccidevi o mangiavi, allora, per lui, solo non esistevi, era così. Una volta andò sulle Old Saber Hills, si trovò con dei suoi amici texani per andare a caccia. Semplice routine, l’avevano fatto centinaia di volte. Dovevano essere tre giorni di mattanza, ma il sabato tutto andò storto. Chissà come quella notte avrebbe perso gli amici, e oltretutto, i Comanche gli avrebbero preso i cavalli. Così, si trovò affamato… delirante… a trascinarsi in questo fango, come il gruppo di alberi là fuori… in mezzo al nulla… e dibattendosi in quell’oceano di vegetazione… trovò la religione. In quel momento, mi raccontò, di aver trovato Dio. Così, risulta… che Dio… è uno scoiattolo!
Poi… ci fu solo lui. “Ho trovato Dio”, diceva. Lì seduto a crogiolarsi in gloria e somma misericordia. Gli ho fatto saltare un ginocchio a quel figlio di puttana».
- The Revenant (Redivivo) -
«Ãˆ in corso una tempesta di merda qui tesoro, tu non hai idea di che razza di porcherie stanno facendo… e la gente va in giro come se fosse in un dannato video di Enya!»
Steve Carell - Mark Baum
- La grande sommessa -
- La grande sommessa -
«E così non sei un grande attore? E chissenefrega. Sei molto più di quello. Sei al di sopra di questi coglioni di teatro. Tu sei una star amico! Sei una forza globale. Non lo capisci? Hai passato una vita a creare il conto in banca e la reputazione e ora li hai bruciati entrambi. Buon per te. Fanculo. Torneremo sulla scena. Stanno aspettando qualcosa di spaventoso, e noi glielo daremo. Raditi quel patetico pizzetto, vai da un chirurgo estetico. I Sessanta sono i nuovi Trenta, figlio di puttana. Tu sei l'originale, amico. Hai preparato tu il terreno per questi buffoni. Dai loro quello che vogliono, antiquato porno apocalittico: Birdman - The Phoenix Rises. Quei malati di videogames se ne verranno nei pantaloni, un miliardo di incasso garantito! Tu sei il meglio della vita, Riggan. Salvi le persone dalle loro noiose e miserabili esistenze. La fai saltare, ridere, farsela nei pantaloni. Tutto quello che devi fare è...
Ecco di cosa sto parlando. Mascelle che scricchiolano. Maestoso, rumoroso, veloce. Guarda queste persone, guarda i loro occhi scintillano di piacere, amano questa merda, amano il sangue, amano l'azione, non quelle stronzate deprimenti, filosofiche e pallose. Sì... e la prossima volte che emetterai il tuo grido... esploderai in un milione di timpani. La tua immagine brillerà su migliaia di schermi per tutto il globo. Un altro blockbuster. Sei un Dio. Eccoti qua, figlio di puttana. La gravità è un problema che non ti riguarda. Aspetta di vedere che faccia faranno quelli che ci credevano finiti. Ascoltami, torniamo un'ultima volta per fargli vedere di cosa siamo capaci. Dobbiamo concludere lo spettacolo a modo nostro: con un gran finale.
Fiamme, sacrificio, Icaro... ce la puoi fare».
Michael Keaton (Riggan) in Birdman by Alejandro González Iñárritu (2014).
Tutto inizia con un CD trovato in una palestra e due svalvolati che cercano di estorcere denaro al suo proprietario. Poi si sommano amanti e pedinamenti, uno psichiatra fuori di testa, interventi di chirurgia plastica e un gruppo di agenti della CIA.
Burn After Reading - A prova di spia scatena una spirale di eventi con un gran bel cast e tante (vere) follie come solo Ethan e Joel Coen sanno confezionare. Il film ha aperto la 65ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e ha ricevuto tre nomination ai British Academy Film Award (Miglior sceneggiatura originale a Joel ed Ethan Coen; Miglior attore non protagonista a Brad Pitt; Migliore attrice non protagonista a Tilda Swinton).
Burn After Reading - A prova di spia scatena una spirale di eventi con un gran bel cast e tante (vere) follie come solo Ethan e Joel Coen sanno confezionare. Il film ha aperto la 65ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e ha ricevuto tre nomination ai British Academy Film Award (Miglior sceneggiatura originale a Joel ed Ethan Coen; Miglior attore non protagonista a Brad Pitt; Migliore attrice non protagonista a Tilda Swinton).
Il trailer qui.
"Che cosa abbiamo imparato Palmer?Non lo so, signore.Non lo so nemmeno io... Forse abbiamo imparato a non farlo più!Sì, signore. Anche se non so cosa abbiamo fatto!Sì, è difficile a dirsi".
Riuscirà la nostra "eroa" a inaugurare la rubrichetta "vocalquote"?
L'intenzione c'è, un primo video pure... manca solo il tempo, ma ci proviamo.
Primo video della saga: citazione sull'amore tratta da Playing It Cool di Justin Reardon, 2015.
(Una bozza della bozza comunque si trova anche qui).
L'intenzione c'è, un primo video pure... manca solo il tempo, ma ci proviamo.
Primo video della saga: citazione sull'amore tratta da Playing It Cool di Justin Reardon, 2015.
(Una bozza della bozza comunque si trova anche qui).
La vita, la morte, i ricordi, l’amore e il tempo, nel suo incedere infame di gioie e di dispiaceri, tempo che sempre ci incalza e si brama. Il corto in fiaba 3.0 di Don Hertzfeldt inizia con una telefonata dall’aldilà (o quasi) e con la piccola Emily che curiosa e innocente vi risponde. Sulla scena un flusso di dati, di mondi, di noi come anime sperdute nello spazio e fuga di coscienze. Il Domani forse è tutto qui: nell’osmotico tentativo di assicurarci l’eternità , di salvarci almeno in parte o quanto meno di recuperare quello che abbiamo perduto. Memorie infantili, emozioni primordiali, facoltà mentali deteriorate da 227 anni avanti nel futuro. Hertzfeldt il suo World of Tomorrow lo disegna ramingo e caleidoscopico, raccontato agli occhi di una bambina che gioca con le luci di una rete neurale e saggia il mondo del proprio clone. Un Domani che fluttua in un disegno elementare di aneliti ed esiste come prossimità del nostro sé, del nostro infrangerci sulla vita. Vivere è amare l’inizio come la fine, è prendere contatto con noi stessi, è evolversi nella catarsi del dolore. Messaggio elementare, reincarnato, custodito, trasferito, donato dal regista nei diciassette colorati minuti di questo “videomecum”. Il suo Domani rimescola così le carte fondamentali dell’esistenza e, pur rimbalzando su un epilogo convenzionale, si fa voce franca, rapida e piacevole.
(Inedito in Italia)
Non perdere tempo in banalità quotidiane.
Non soffermarti su dettagli meschini.
Per ciò svanisci e dileguati nell’oscuro flusso del tempo.
Vivi bene e pienamente.
Sei viva e vivi ora.
“Ora” è l’invidia di tutti i morti.
<<Ci trattavano come delle stelle del cinema, ma eravamo più potenti, eravamo tutto. Le nostre mogli, le madri, i figli campavano bene con noi. Io avevo dei sacchetti pieni di gioielli nella credenza in cucina, avevo una zuccheriera piena di cocaina sul comodino accanto al letto. Mi bastava una telefonata per avere tutto quello che volevo: macchine gratis, le chiavi di una dozzina di appartamentini in città . Scommettevo trentamila dollari ai cavalli di domenica, e sperperavo le vincite la settimana dopo oppure ricorrevo agli strozzini per pagare gli allibratori. Non aveva importanza, non succedeva niente quando eri in bolletta andavo a rubare un altro po' di grana, noi gestivamo tutto; pagavamo gli sbirri, pagavamo gli avvocati, pagavamo i giudici stavano sempre con la mano tesa, le cose appartenevano a chi se le prendeva. E adesso è tutto finito. È questa la parte più dura, oggi è tutto diverso. Non ci si diverte più, io devo fare la fila come tutti gli altri e si mangia anche di schifo. Ordini un piatto di spaghetti alla marinara e ti portano le fettuccine col Ketchup. Sono diventato una normale nullità . Vivrò tutta la vita come uno stronzo qualsiasi>>.
Filmone di Martin Scorsese con facce da capolavoro. Henry Hill (Ray Liotta) e i suoi amici si fanno strada attraverso la gerarchia mafiosa del potere. Stasera su Rete 4 alle 23:00.
Si pensa che in amore siano necessari due opposti per generare una folle passione, ma quando la scintilla scocca solo da un lato le conseguenze di confondere il desiderio con la realtà sono alte. Nel 2009 Marc Webb le raccontava nel suo film d'esordio, chiamando per il ruolo del romantico tenerone Joseph Gordon-Levitt e per la sua pratica e lunatica ragazza Zooey Deschanel. Ne veniva fuori una graziosa commedia ricamata con una bella colonna sonora, che chiunque si sia trovato nella trappola dei sentimenti non ricambiati avrà visto almeno tre volte. Perché sebbene 500 giorni insieme (dice nel prologo la voce narrante) non sia una storia d'amore, resta una storia "su" l'amore. E in fondo lì dove l'Estate finisce tanto altro comincia... ovvero non è detto che l'Autunno sia così male.
È da chiarire il fatto che il concetto delle stagioni presente nel film ha un significato preciso, reso tale attraverso il nome delle due interpreti Summer-Estate e Autumn-Autunno, che però nella versione italiana sono state sostituite da Sole e Luna.
Una curiosità sta nella nota che l'autore scrive all'inizio del film: con nonchalance viene citata una certa Jenny Beckman a cui si dà della cagna. A quanto sembra il pensiero è stato inserito dal cosceneggiatore Scott Neustadter, il quale ha ammesso di essersi basato per il personaggio della Deschanel su una ragazza che ai tempi del liceo gli provocò un dolore orribile e indimenticabile, non avendolo corrisposto pienamente: "la seguente storia è una finzione. Ogni riferimento a persone vive o morte è puramente casuale. In particolare tu Jenny Beckman. Puttana".
500 giorni insieme va in onda stasera alle 21:10 su La 5 (canale 30).
Di seguito c'è il prologo (il video è nella versione originale)
Questa è la storia di un lui e di una lei.
Lui si chiamava Tom Hansen, veniva da una cittadina del New Jersey ed era cresciuto nella convinzione che non sarebbe mai stato felice finché non avrebbe conosciuto la ragazza giusta. Convinzione che traeva origine dalla precoce esposizione al pop inglese malinconico e da una lettura totalmente astrusa del film Il laureato.
Lei, Sole Finn, originaria di un piccolo centro del Michigan era di tutt’altro avviso. Dopo l’esplosiva separazione dei genitori aveva amato esclusivamente due cose: i suoi lunghi capelli castani e la facilità con cui era riuscita a tagliarseli senza provare alcunché. Tom incontrò Sole un otto gennaio e capì quasi immediatamente che si trattava della ragazza che aveva sempre sognato.
Questa è la storia di un lui e di una lei… ma tanto vale chiarirlo subito, non è una storia d’amore.
<<Se hai qualcosa da dire dillo nel mondo,
se non lo puoi dire nel mondo dillo nel tuo Paese,
se non lo puoi dire nel tuo Paese dillo nella tua città ,
se non lo puoi dire nella tua città dillo nel tuo quartiere,
se non lo puoi dire nel tuo quartiere dillo nella tua famiglia,
se non lo puoi dire nella tua famiglia dillo tu,
se non lo puoi dire tu, dillo tu in silenzio a te stesso
...però dillo.
Questa è la libertà >>.
se non lo puoi dire nel mondo dillo nel tuo Paese,
se non lo puoi dire nel tuo Paese dillo nella tua città ,
se non lo puoi dire nella tua città dillo nel tuo quartiere,
se non lo puoi dire nel tuo quartiere dillo nella tua famiglia,
se non lo puoi dire nella tua famiglia dillo tu,
se non lo puoi dire tu, dillo tu in silenzio a te stesso
...però dillo.
Questa è la libertà >>.
(Alejandro Jodorowsky)
La danza della realtà è l' ultimo film di Alejandro Jodorowsky che nasce dall'omonimo libro del 2006 e dopo essere stato presentato al Festival di Cannes 2013 verrà distribuito nei cinema da Garabombo.
Il trailer rivela l'arte ipnotizzante, psicomagica, dolorante e dolorosa dello scrittore, fino all'approdo rivelatore della felicità dell'uomo attraverso il conflitto e la miseria. Un film biografico, ma anche trascendentale che il regista, poeta e fumettista cileno ha dichiarato di aver fatto con l'approccio terapeutico in una mano e lo scopo salvifico nell'altra. Un'opera che raccoglie l'essenza della sua vita e del suo pensiero, esprimendo al contempo la forza catartica, simbolica e violenta (di emozioni) di cui è capace il cinema.
<<Pensavate che fossi un mago dei tarocchi, un interprete dei Vangeli, un autore di fumetti, un guru della New Age? No, sono solo un bambino impaurito e vessato, un profugo cresciuto in terra straniera, un sopravvissuto all’olocausto e all’Holomodor, il genocidio per fame dell’Ucraina degli anni Trenta; sono il figlio di una donna sacrificata e di un fanatico stalinista che sognava di uccidere i tiranni e per questo divenne come loro… Vi aspettavate che vi rassicurassi, che vi mostrassi paradisi esoterici, luminose vie di iniziazione, salvazioni angeliche? Niente affatto, il mondo è sangue, miseria e schifo, è un grottesco grumo di violenza e passioni furibonde e irrisolte, è fame e sopraffazione, allucinazione e delirio. Eppure, sorride il vecchio Jodorowsky, l’artista deve farvi vedere proprio questo: Vi mostro il processo che attraverso la sofferenza porta le anime alla felicità >> (estratto dall'articolo di Stefano Fusi, leggi tutto qui).
Ecco il trailer sottotitolato in italiano di La Danza della realtà :
<<Tu e io non saremo stati altro che ricordi,
mai una realtà .
Qualcosa ci sta sognando.
Abbandonati all’illusione… vivi!
Tutto quello che sarai lo sei già .
Quello che cerchi è già dentro di te.
Rallegrati delle tue sofferenze…
è grazie a loro che arriverai a me>>.
mai una realtà .
Qualcosa ci sta sognando.
Abbandonati all’illusione… vivi!
Tutto quello che sarai lo sei già .
Quello che cerchi è già dentro di te.
Rallegrati delle tue sofferenze…
è grazie a loro che arriverai a me>>.
Primo pezzo su FareFilm, con grandissimo piacere scrivo anche qui e oggi inauguro "la prima" con Piccole crepe, grossi guai, l'ultimo lavoro di Pierre Salvadori interpretato da Catherine Deneuve e Gustave Kervern.
Per l'occasione ecco la poesia di Raymond Carver Sleeping, recitata dal protagonista Antoine e con la quale si rivela un po' l'anima del film. Carver non è sconosciuto ai registi e anche Josh Boone aveva usato qualche suo verso nel film diretto nel 2012: Stuck in Love.
Qui la recensione di Piccole crepe, grossi guai; sotto la poesia:
He slept on his hands | Egli ha dormito sulle sue mani
On a rock | Sulla roccia
On his feet | Sui suoi piedi
On someone else's feet | Sui piedi di qualcun’altro
He slept on buses, trains, in airplanes | Ha dormito sugli autobus, sui treni, sugli aerei
Slept on duty | Ha dormito sul lavoro
Slept beside the road | Ha dormito accanto alla strada
Slept on a sack of apples | Ha dormito in un sacco di mele
He slept in a pay toilet | Egli ha dormito in una toilette a pagamento
In a hayloft | In un fienile
In the Super Dome | Nella Super Dome
Slept in a Jaguar, and in the back of a pick-up | Ha dormito in una Jaguar e nel retro di un pick-up
Slept in theaters | Ha dormito nei teatri
In jail | In carcere
On boats | Sulle navi
He slept in line shacks and, once, in a castle | Egli ha dormito in baracche e una volta in un castello
Slept in the rain | Ha dormito sotto la pioggia
In blistering sun he slept | Ha dormito con le vesciche del sole
On horseback | Sui cavalli
He slept in chairs, churches, in fancy hotels | Dormiva su sedie, chiese, in alberghi eleganti
He slept under strange roofs all his life | Egli ha dormito sotto tetti bizzarri per tutta la vita
Now he sleeps under the earth | E ora dorme sotto la terra
Sleeps on and on | Dorme ancora e ancora
Like an old king | Come un vecchio re.
Gli umani si considerano unici e basano le loro teorie dell’esistenza sull’unicità . 1 è l’unità di misura, ma non rappresenta tutti gli schemi sociali che sono solo abbozzati. Gli schemi sociali ci dicono che 1+1 fa 2, ma 1+1 non fa mai 2. Non siamo fatti di numeri o di lettere. Codifichiamo la nostra esistenza per diminuire la dimensione umana e renderla comprensibile. Creiamo abilità per dimenticare che siamo esseri fallaci...
Il tempo è la prova dell’esistenza. Il tempo è l’unica, vera, unità di misura. Prova l’esistenza della materia. Senza tempo non esistiamo.
From Lucy di Luc Besson.
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